Il ruolo degli archetipi nella creazione di un brand

Gli archetipi sono utili (anche) nella creazione di un brand, non solo per comprendere gli standard di costrutti umani secondo quanto illustrato dallo psicologo, psichiatra e storico della cultura Carl Jung (Kesswyl 1875 – Küsnacht, Zurigo, 1961).

Archetipo deriva dal greco ἀρχέτυπον, composto da ἀρχε- cioè inizio, principio e da τύπος cioè modello, esemplare, ovvero “primo esemplare”.

Secondo l’enciclopedia Treccani, con la parola “archetipo” si fa riferimento, nella psicologia analitica di C.G. Jung, a un contenuto dell’inconscio collettivo che permette di determinare la tendenza a reagire e a comprendere la realtà secondo dei modelli tipici che si ritrovano in modo costante in gruppi culturali e periodi storici differenti.

Questi modelli sarebbero contenuti nella parte più profonda dell’inconscio. Benché non accessibili direttamente, è possibile comunque scorgerli nel linguaggio figurato, nei miti, nei simboli onirici, nel folclore e in altre manifestazioni dell’inconscio collettivo.

Gli archetipi sono quindi delle immagini presenti nell’inconscio di tutti gli esseri umani che, rappresentando caratteristiche universali in termini di bisogni, obiettivi, desideri e paure, oltrepassano culture, idiomi e caratteristiche personali.

→ → Però, cosa c’entrano gli archetipi con il brand?

Più di quanto si possa pensare.
Questo concetto è oggi utilizzabile in ogni campo, per esempio nella psicologia, nella sceneggiatura… e nel branding!

Questo è possibile per via del loro carattere universale: infatti, gli archetipi incarnano storie comuni a tutti noi come esseri umani.

Archetipi e brand:
un legame per comprendere il mondo (e sé stessi)

Per un brand, gli archetipi rappresentano uno strumento di comprensione della realtà, di sé stessi e del proprio pubblico.

La scelta del giusto archetipo può dare a un brand la possibilità di farsi notare, ma anche di stringere una relazione con la società in grado di ispirare e influenzare verbalmente e visivamente l’identità di un marchio, la sua personalizzazione e la sua traiettoria.

 

Inoltre, gli archetipi possono aiutare ad eliminare eventuali incoerenze nel branding.

Gli archetipi vengono per la prima volta legati al mondo del marketing da Margaret Mark e Carol S. Pearson, nel libro “The Hero and the Outlaw, Building extraordinary brands through the power of archetypes”.

In questo libro, Mark e Pearson suddividono gli archetipi teorizzati da Jung in 4 gruppi, ognuno legato a un bisogno umano:

  • Stabilità: Angelo Custode, Sovrano, Creatore
  • Indipendenza: Innocente, Saggio, Esploratore
  • Appartenenza: Amante, Uomo Comune, Burlone
  • Cambiamento: Eroe, Mago, Ribelle

Grazie a queste 4 categorie, è più semplice intuire cosa significa connettere un brand a un archetipo.

Significa collegarlo a specifiche motivazioni, necessità ed emozioni umane, creando un legame fra il bisogno del target e le caratteristiche e i benefici dei prodotti e servizi offerti.

→ → Alcuni esempi

Ecco alcuni esempi per semplificare la comprensione della relazione tra brand e archetipi.

• Disney, un marchio capace di introdurre il suo pubblico in nuovi mondi e di invitalo a immaginare, si rifà all’archetipo junghiano del Creatore. Un ruolo condiviso con brand come Lego e Adobe, ma non solo.

• Patagonia, invece, opta per un’identità differente, quella dell’esploratore. Lo fa puntando tutto sull’idea di avventura, scoperta e libertà, e incoraggiando il suo pubblico a percorrere nuovi cammini.  Così come Jeep, Red Bull e The North Face.

Tra i marchi più popolari troviamo anche l’archetipo dell’angelo custode, per esempio in brand come Johnson & Johnson, che puntano sull’empatia e sull’ascolto dei propri clienti, o del saggio che vuole capire e far capire il mondo circostante, presentandosi come brand alla ricerca della verità. Per esempio, BBC e CNN, ma anche Google!

Archetipi per il branding:
perché funzionano?

Gli archetipi si rifanno a modelli universali di comportamento comuni e compresi in modo istintivo da tutti gli esseri umani.

Allineando un brand con il giusto archetipo, inoltre, si può plasmare il tono di voce da usare, permettendo una comunicazione fluida e coerente e basata su bisogni concreti.

Per esempio, l’Angelo Custode si caratterizza per anticipare i bisogni del propri cliente, per essere sempre al suo fianco, generoso e rassicurante. Si presenta come un brand capace di sostenere e proteggere i suoi clienti. Lo fa attraverso un tono di voce amichevole e semplice, capace di sprigionare sicurezza e affidabilità.

Invece, un brand che si rifà all’archetipo dell’Esploratore ha come valore supremo la libertà. Per questo, spinge il suo pubblico a fare nuove esperienze, a ricercare l’adrenalina fuori dalla propria zona di comfort. Proprio per questo, ha un tono di voce ispirato e stimolante, energico e curioso.

Però, l’uso di archetipi nel branding serve anche a distinguere una marca dalla concorrenza.

Come incontrare l’archetipo del proprio brand

Per prima cosa, i brand più di successo hanno un archetipo primario e uno secondario.

Quest’ultimo consente di plasmare la personalità e i comportamenti del primario, aggiungendo tratti aggiuntivi che permettono di aumentarne la profondità.

Per poter identificare questi due tratti, però, è necessario fare un percorso previo di conoscenza e definizione.

Scopriamolo insieme.

 

Il percorso inizia sempre con l’identificazione e lo studio del proprio pubblico.
Cosa pensa? Cosa desidera? Cosa vede, ascolta, dice…? La comprensione del target permette di comprendere l’archetipo più adatto alla brand personality e ai bisogni di questo.

Di cosa ha bisogno il pubblico? Come il brand può fornirgli quello che gli serve? Che ruolo può e deve svolgere nella vita di questo per rispondere ai suoi bisogni?

Non solo.

Per poterlo fare, serve analizzare i valori che il brand DAVVERO rappresenta per il pubblico.
Per esempio, citare valori come rispetto onestà e fiducia non serve, se manca la loro applicazione pratica.
Come il brand dimostra di essere rispettoso, per esempio? E quali caratteristiche o benefici dei suoi prodotti/servizi lo sono?

Queste informazioni permettono di identificare l’archetipo primario del brand e di plasmarlo.

 

In seguito, sarà necessario anche aggiungere un archetipo secondario.

In poche parole, l’archetipo primario è la personalità principale del brand, mentre l’archetipo secondario rappresenta le sue sfumature. Quest’ultimo permette di donargli tridimensionalità e una maggior vicinanza al target.

Dopo aver compreso i tratti e le caratteristiche del brand, ovvero la sua relazione con gli archetipi, e dopo aver studiato a fondo il pubblico si può iniziare a creare la personalità di marca.

Tono di voce, color palette, canali di comunicazione… tutto deve essere plasmato sugli archetipi per dar vira a relazioni di valore tra brand e pubblico capaci di durare nel tempo!

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